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Il "Norwegian Oil Fund", le trivelle che pompano welfare

 

 

 

 

 

 

 

A cura della Redazione di LiveOil

Da solo vale quasi 900 miliardi di Euro e alla fine del decennio aumenterà il suo capitale fino a raggiungere i 1.200 miliardi di euro. Basterebbe per ripagare metà del debito pubblico italiano e trasformarci di colpo in una nazione con bilanci a posto e maggiormente rispettata. La “rockstar” Renzi, così l’hanno definito i tabloids inglesi, potrebbe presentarsi a Bruxelles senza il timore dei rimbrotti tedeschi e la stessa Bundesbank dovrebbe trovare un altro obbiettivo per esercitare il suo esercizio di rigore teutonico. Parliamo del fondo pensioni norvegese che accumula parte dei proventi che derivano dall’estrazione degli idrocarburi nella piattaforma continentale norvegese del Mare del Nord. Si tratta del fondo pensioni di proprietà pubblica più ricco del mondo e gestito in maniera oculata dall’amministratore delegato Yngve Slyngstad che si avvale del lavoro di 360 dipendenti. Funziona in maniera semplice, per ogni euro che le compagnie petrolifere versano al governo norvegese per i diritti di estrazione di petrolio e gas, il governo stesso ne accantona una percentuale nel fondo. Quindi non un vero e proprio fondo pensioni alimentato dai contributi dei cittadini come noi lo intendiamo ma piuttosto finanziato da parte del surplus commerciale dei proventi statali derivanti dalle attività di esplorazione ed produzione petrolifera.

Il fondo nasce nel 1990 grazie alla lungimiranza dell’allora governatore della Banca Centrale Norvegese, Hermod Skånland, per fronteggiare la sfida dell’invecchiamento della popolazione norvegese e delle ricadute future sul welfare derivante dell’esaurimento deelle risorse petrolifere.

Una politica accorta e lungimirante che deriva dal fatto che i norvegesi hanno ben chiaro che prima della bonanza apportata dal petrolio erano una nazione che sopravviveva grazie alla pesca e che tale potrebbe tornare se le ricchezze generate dall'industria petrolifera non venissero opportunamente capitalizzate.

 

Ma lungi dell’essere una sorta di salvadanaio in cui i soldi sono accumulati ma non investiti, il fondo si adopera per rendere tale capitale fruttifero ed aumentarne il valore con investimenti in svariati settori. Numeri impressionanti che fanno del “Norwegian Oil Fund” uno dei più influenti investitori a livello mondiale: valore triplicato dal 2007, in media possesso dell’1.3% di ogni compagnia quotata nel mondo ed il 2.5% dell’intero valore del mercato azionario europeo. In Italia il fondo ha investito più di 6 miliardi di euro e possiede quote di 129 società tra le più importanti, tra le quali anche la squadra di calcio della Juventus della quale possiede lo 0,77%.

 

Ma quello che più conta per i 5 milioni di norvegesi e per le generazioni future, la certezza di veder tutelato il proprio welfare a prescindere da quanto tempo ancora le trivelle continueranno a pompare idrocarburi dal Mare del Nord. D’altronde il testo sul sito della Norges Bank Investment Management che gestisce il fondo, recita ben chiaro “il fondo appartiene ai Norvegesi”. La Natura norvegese, incontrastata padrona e dominatrice di un territorio ove vivono solo 5 milioni di persone con una densità tra le più basse del mondo, ripaga i norvegesi con le sue preziose risorse.